Da: "vento... su TL" A: Oggetto: [Tamburi Lontani] RASSEGNA STAMPA DEL 2003/04/17 (2° parte) Data: giovedì 17 aprile 2003 15.06 Di rilievo ragà: L'uscita del CD sembra per il 23 maggio; Si fa sempre più probabile una nuova data per BARI! Ciao e a dopo Giuseppe -------------------------------------------------------------------------------- FORSE ANCHE A BARI. IN ARRIVO IL NUOVO DISCO DAL TITOLO ANCORA TOP SECRET BAGLIONI: REQUIEM PACIFISTA E UNA TOURNÉE KOLOSSAL ROMA, Un ritorno alla semplicità delle origini, con tredici nuove canzoni d'amore che spaziano da serenate leggerissime a brani in cui è forte l'eco della guerra. Con queste premesse Claudio Baglioni torna con il suo nuovo album, dal titolo top secret, in uscita il 23 maggio. Da oggi nelle radio Sono io, prima traccia del cd, da cui prenderà le mosse un tour in sette stadi. «L'ansia del finale, del distacco dal disco mi colpisce ogni volta, oggi come 35 anni fa», spiega il cantautore romano, che ha realizzato un album, ancora in lavorazione, «vero, nei testi e nella musica, senza trucchi e con pochissima elettronica». Dopo la trilogia di dischi di ricerca, partita tredici anni anni fa con Oltre, continuata con Io sono qui e conclusa nel '99 con Viaggiatore sulla coda del tempo, Baglioni torna alla freschezza delle origini con canzoni dai testi semplici, diretti, come nel suo stile degli Anni '70, per assecondare - dice - «il rinnovato bisogno di genuinità, di verità, per far parlare il cuore più che la mente». Chiuso il ciclo dei concept album, il disco racchiude tredici piccoli mondi compiuti, «tredici voglie d'amore: amore per le persone, per il mondo e per le persone del mondo». Requiem e Per incanto e per amore sono due dei brani suggeriti dal bisogno di pace e di solidarietà. Così l'autore racconta ciò che lo ha spinto ad inserire nel disco una canzone come Requiem, contro ogni guerra. Partendo dal presupposto che l'umanità è una grande orchestra, «quando qualcuno smette di suonare il suo strumento, smette di far sentire la sua presenza, la sua voce, la sua opinione. Così altri strumenti prendono il sopravvento e sono spesso quelli dai suoni brutti. Finiscono per dominare la disarmonia, la bruttezza, la violenza, la guerra e la morte. È lì che il musicista ha la possibilità, o meglio la responsabilità, di ricominciare a suonare, a dire la sua. Anche se così non può arrestare completamente la morte, può suonare più forte di lei». Più che di un nuovo corso, occorre parlare di un'evoluzione dell'impegno del passato di canzoni come Ninna nanna di guerra, Pace e Loro sono là, candidate infatti a fare il loro ingresso in scaletta nei concerti estivi negli stadi (il 14 giugno ad Ancona, il 19 a Milano, il 23 a Padova, il 27 a Firenze e, a luglio, il primo a Roma, il 5 a Napoli e il 12 a Catania, ma è probabile - unica ipotesi plausibile per la Puglia - anche una data all'Arena della Vittoria di Bari). Ci saranno alcune canzoni nuove e alcuni dei più grandi successi, ultimamente relegati in sintesi nel medley. Per il live, Baglioni annuncia un allestimento veramente imponente, con una scena che occuperà l'intero spazio del campo di calcio: 70-80 presenze fisse (la sua band, una sezione orchestrale di 42 elementi, e il corpo di ballo del coreografo Luca Tommassini) e centinaia di ospiti, integrati nello spettacolo e reclutati di volta in volta con casting locali fra danzatori, atleti e artisti di strada. «Da un magma iniziale - spiega Baglioni - prenderà forma il concerto, che durerà circa tre ore. Anche la scena cambierà nel corso delle serate, con il contributo di allievi delle accademie e di giovani esperti di arti figurative che hanno aderito con entusiasmo al progetto. Diciamo che alla fine le canzoni faranno quasi da colonna sonora a tutto ciòche avviene sulla scena». Fonte: "La Gazzetta del Mezzogiorno" ........................... Abbiamo incontrato il cantautore romano, da oggi in tutte le radio con il singolo «Sono io», che precede l'album- ancora senza titolo- in uscita a fine maggio BAGLIONI RICOMINCIA DA SÉ MILANO - Diciamola tutta, Claudio Baglioni ci tiene ai suoi 52 anni portati con nonchalance. Soprattutto ora che ha messo la testa a posto. Settimane fa con quei capelli biondi alla Take That sfoggiati nei manifesti, infatti, Baglioni aveva preso in contropiede mezza Italia, contrapponendola all'altra metà infervorata dalla stravagante svolta giovanilistica. Adesso, eccolo nuovamente nei panni del grigio non domo che tanta parte ha nel cuore della musica italiana; il fine cesellatore di sentimenti che affiora dai solchi di "Sono io", singolo da oggi in tutte le radio ad assaggio del nuovo album nei negozi fra un mese. «Uscirà nella seconda quindicina di maggio, ma non il 16 perché è il giorno del mio compleanno e la troverei una coincidenza disgustosa» ammette il neo-laureando in architettura con una tesi sul recupero e la rivitalizzazione degli spazi per l'intrattenimento. "Sono io" parla di solitudini. «E' un pezzo che ruota attorno al tema dell'identità, delle piccole storie e del loro scorrere parallelo alla grande storia, a volte senza incontrarsi mai, a volte sfiorandosi appena, a volte legandosi per sempre, a volte in un prendersi e lasciarsi senza fine e senza fiato». Altri brani come "Requiem" e "Per incanto di un amore" affrontano invece il tema della guerra. «Sì, ma non necessariamente di questa guerra. "Requiem" m'è venuta lo scorso anno durante il concerto nel cantiere del Petruzzelli. Nonostante fossimo a Bari faceva un freddo tremendo e, osservando i miei musicisti intirizziti, ho letto nei loro occhi la sofferenza che la passione per questo mestiere riesce a far sopportare. Ho pensato che l'umanità, in fondo, è un'enorme orchestra che suona la partitura della vita; qualche strumento ogni tanto s'ammutolisce sopraffatto dal clangore della violenza. Così ho scritto frasi di resistenza come "non siamo riuscito a fermare la morte, ma almeno per un momento abbiamo suonato più forte di lei". "Per incanto e per amore", invece, è una specie di preghiera che parte da una cantata di Bach per coniugare musica occidentale e sonorità orientali». Pacifista? «Credo che sulla questione irachena il mondo abbia perso ancora una volta l'occasione di darsi una direzione. C'è troppo individualismo e troppo poca individualità. Mi commuovo quando vedo le bandiere della pace ai balconi, ma, come diceva Gaber, libertà è partecipazione. Libertà è affrontare i problemi tutti assieme. Noi invece siamo un popolo che non ama gli ostacoli e preferisce aggrapparsi ai miracoli». Che album sta prendendo forma? «In questi anni ho sentito il bisogno di tornare a scrivere in maniera diretta, di gettare un ponte con chi sta dall'altra parte. A differenza degli ultimi tre dischi non sarà un "concept" e quindi non ruoterà attorno ad un'unica storia. Posso assicurare, però, che è l'album più rapido che mi sia mai venuto, visto che l'ho realizzato in appena 6-8 mesi contro i 2-3 anni dei predecessori». Un nuovo punto di partenza? «No, piuttosto d'arrivo visto che pesca in tutti questi miei 35 anni di musica . Se negli anni Settanta ho raccontato i sentimenti di un'adolescenza molto protratta, negli Ottanta mi sono soffermato sulle piccole grandi cose quel quotidiano e nei Novanta ho provato una formidabile attrazione per cose più elaborate. Ora provo a voltare pagina». Un disco d'amore? «Per un certo periodo ho guardato a quella parola con certo imbarazzo, evitandola per quanto possibile. Ora no, questo viaggio alla ricerca di un "io" riconoscibile, che alla fine prevale sul "noi", mi ha spinto a fare un disco che trabocca d'amore». Vero che lo presenterà con uno show smisurato negli stadi? «Gli stadi sono grandi strutture in cui devi fare necessariamente qualcosa di grande. Così ho pensato di portare con me 70-80 performers professionisti, che verranno affiancati in ogni città da 700-1000 giovani artisti selezionati città per città dal coreografo Luca Tommassini e dal regista Pepi Morgia attingendo alle scuole di ballo e di recitazione. Un modo per trasformare gli spettatori in attori e trasferire il mio io in mezzo al loro. Debutteremo ad Ancona il 14 giugno, per poi proseguire il 19 alla volta di Milano, il 23 di Padova, il 27 di Firenze, il 5 luglio di Napoli e il 12 di Catania». E la "cornice"? «Anche dal punto di vista scenografico abbiamo intenzione di lavorare a stretto contatto con le accademie delle belle arti per costruire alcune scene durante lo spettacolo rendendole i set immaginati di una specie di film. Un kolossal di quasi tre ore perché in certe cornici anche la durata diventa contenuto. Alla musica penserà un'orchestra di 42 elementi, oltre ad un gruppo di 6-7 elementi come Paolo Gianolio alla chitarra, Paolo Costa al basso, Danilo Rea al piano. Gli stessi che suonano nel disco, oltre a qualche amico inglese come il batterista Gavin Harrison o l'ex bassista dei Simple Minds John Giblin». Fonte: "L'Arena ........................... Musica/1. Il cantautore romano sta preparando un tour che lo porterà negli stadi. Al suo fianco ballerini e artisti Da Requiem a Pace sentimenti e impegno civile Claudio Baglioni fra amore e guerra OGGI SARÀ TRASMESSA IN RADIO LA CANZONE 'SONO IO' L'USCITA DEL NUOVO DISCO PREVISTA IL 23 MAGGIO ROMA - Un ritorno alla semplicità delle origini, con tredici nuove canzoni d'amore che spaziano da serenate leggerissime a brani in cui è forte l'eco della guerra. Con queste premesse Claudio Baglioni torna con il suo nuovo album, dal titolo top secret, in uscita il 23 maggio. Da oggi nelle radio Sono io, prima traccia del cd, da cui prenderàle mosse un tour dall'allestimento colossale in sette stadi. «L'ansia del finale, del distacco dal disco mi colpisce ogni volta, oggi come 35 anni fa - spiega il cantautore romano, che ha realizzato un album, ancora in lavorazione -. Il mio album è vero, nei testi e nella musica, senza trucchi e con pochissima elettronica». Dopo la trilogia di dischi di ricerca, partita tredici anni anni fa con il doppio cd Oltre, continuata con Io sono qui e conclusa nel novembre '99 conViaggiatore sulla coda del tempo, Baglioni torna alla freschezza delle origini con canzoni dai testi semplici, diretti, come nel suo stile degli anni '70, per assecondare - dice - «il rinnovato bisogno di genuinità, di verità, per far parlare il cuore più che la mente». L'amore a 360 gradi, individuale ma anche universale, gira intorno all'io. «Un io inteso come una storia, che vive accanto a tante altre storie, che dobbiamo fare incrociare di più», dice. Chiuso il ciclo dei 'concept album', un disco che racchiude tredici piccoli mondi compiuti, «tredici voglie d'amore: amore per le persone, per il mondo e per le persone del mondo». Requiem e Per incanto e per amore sono due dei brani suggeriti dal bisogno di pace e di solidarietà. Così l'autore racconta ciòche lo ha spinto ad inserire nel disco una canzone come Requiem, contro ogni guerra. Partendo dal presupposto che l'umanità è una grande orchestra, «quando qualcuno smette di suonare il suo strumento, smette di far sentire la sua presenza, la sua voce, la sua opinione. Così altri strumenti prendono il sopravvento e sono spesso quelli dai suoni brutti. Finiscono per dominare la disarmonia, la bruttezza, la violenza, la guerra e la morte. È lì che il musicista ha la possibilità, o meglio la responsabilità, di ricominciare a suonare, a dire la sua. Anche se così non può arrestare completamente la morte, puòsuonare più forte di lei». Più che di un nuovo corso, occorre parlare di un'evoluzione dell'impegno del passato di canzoni come Ninna nanna di guerra, Pace e Loro sono là, candidate infatti a fare il loro ingresso in scaletta nei concerti estivi negli stadi (il 14 giugno ad Ancona, il 19 a Milano, il 23 a Padova, il 27 a Firenze e, a luglio, il primo a Roma, il 5 a Napoli e il 12 a Catania). Ci saranno alcune canzoni nuove (non tutte) e anche alcuni dei piùgrandi successi, ultimamente relegati in sintesi nel medley. Per il live Baglioni annuncia un allestimento veramente imponente, con una scena che occuperà l'intero spazio del campo di calcio: 70-80 presenze fisse (la sua band orfana del tastierista Danilo Rea, una sezione orchestrale di 42 elementi, e il corpo di ballo del coreografo Luca Tommassini) e centinaia di ospiti, integrati nello spettacolo con modalitàsempre nuove e reclutati di volta in volta con casting locali fra danzatori, atleti e artisti di strada. «Da un magma iniziale - spiega Baglioni - prenderà forma il concerto, che durerà circa tre ore. Anche la scena cambierà nel corso delle serate, con il contributo di allievi delle accademie e di giovani esperti di arti figurative» Fonte: "La Provincia" di Cremona .................. DA OGGI "SONO IO", UNO DEI BRANI DEL CD IN LAVORAZIONE, IN ONDA SULLE RADIO BAGLIONI: KOLOSSAL A ROMA «AL CONCERTO DI LUGLIO VOGLIO MILLE PERSONE CON ME» ROMA - La sua ansia è una leggenda. «Se, potessi andrei a casa della gente a dare gli ultimi ritocchi alle mie canzoni, anche quando sono state già stampate, distribuite e comprate», confessa Claudio Baglioni. Racconta che nel disco precedente, Viaggiatore sulla coda del tempo, ha continuato a fare cambiamenti fino alla fase finale di masterizzazione. Se fosse giornalista inseguirebbe i suoi articoli fino alla rotativa. E anche stavolta il nuovo album, la cui uscita è fissata per fine maggio (ma ancora senza titolo e senza data, tanto per non avere tagliole ansiogene), resterà "aperto" a possibili ripensamenti. È fatto così Claudio, pignolo, perfezionista e cacadubbi. Ma quell'ansia, quell'adrenalina che precedono il debutto sono la sua forza. È la voglia di fare meglio, di rendere al massimo. Anche dopo trent'anni di carriera e di successi con l'inevitabile maturazione e la maggior sicurezza acquisita. Sono i vantaggi (o le consolazioni) del tempo che passa. Confessa, cantando in una delle nuove canzoni, che si sente "un po' più vecchio ad ogni inverno". «L'età pesa - ammette -, ma ho il privilegio di fare un mestiere che ti permette di restare giovane». A dispetto dei capelli grigi e della polemica innescata dai manifesti che annunciano i suoi concerti estivi e dove il cinquantenne Baglioni appare singolarmente platinato:. «Sono uno dei pochi che non si tinge. L'unico provvedimento che ho preso è stato di proibire i riflettori gialli nelle foto» racconta. In questo disco punta su altro. Certo, la canzone che fa da apripista all'album e da oggi suonerà nelle radio, Sono io («ma non uscirà come singolo, perchè i singoli non hanno senso, li detesto: è solo la prima in ordine di ascolto»), è un tema semplice, melodico, alla Baglioni, che conquista subito. Il brano, però, sui cui viene diretta l'attenzione ha ben altre velleità. Velleità che si scoprono fin dal titolo: Requiem. Un pezzo che non è una canzone, che usa gli archi di un'orchestra sinfonica (incisi a Londra), che non dura quanto una normale composizione pop, ma neppure quanto una composizione classica (siamo sui sette minuti). Un pezzo (già offerto in ascolto ai fan del suo sito internet e sarà di nuovo disponibile nei giorni di Pasqua) che grida, parla del «mondo in agonia sulla scia di un lungo requiem» e ha l'ambizione di suonare forte «più forte della morte», mentre le percussioni tengo il ritmo degli spari. Claudio indossa l'abito da sera (con le code), scende sul fronte dell'impegno pacifista anche se le parole di Requiem non si riferiscono al conflitto iracheno, essendo state scritte sei mesi fa. Ma sul tema ha le sue idee: «È mancato il grande gesto. Si sono sventolate mille ragioni e nessuna. La guerra è sembrata un grande pretesto per il grande mercato. Non è stato filato nemmeno il Papa. E ora è come se ci fossimo tolti un tumore, senza preoccuparci dei danni riportati dal nostro spirito». Però, non abbandona il sentiero dei sentimenti, a rischio di dare spago ad antiche accuse. «In questo album ci sono brani sentimentali stile anni 70, un po' alla Mille giorni di te e di me. Ma parlo anche di me, di mio padre», racconta. Arriva al punto di definire il disco «una raccolta di inediti, un riassunto più che una ricerca. Una sorta di fotografia, un che punto sono?». Già a che punto è Claudio? Pacifista e sentimentale «con alle spalle trent'anni di mestiere» e la voglia di rendere la sua musica semplice e diretta. Forse proprio per questo si sbilancia: «Non l'ho mai detto in passato, ma questo mi sembra davvero il miglior disco della mia carriera». È ottimista, a dispetto dei tempi e della crisi che tocca il disco: «Mi dispiace il modo in cui è considerata questa musica. Passa l'dea del "sta lì e me la piglio". Siamo dei privilegiati, ma offende la scarsa considerazione che c'è verso quello che facciamo». Disco e poi i concerti. Il debutto il 14 giugno ad Ancona, l'Olimpico di Roma il primo luglio. «Sarà un \tour kolossal - annuncia -. I grandi spazi vanno riempiti con qualcosa di grosso anche per l'ultimo spettatore. Ci sarà con me una moltitudine: 42 elementi d'orchestra, 80 figuranti. Voglio fino a mille persone a concerto con artisti, acrobati e sportivi presi città per città». Ultimo capitolo la tv: seguirà Claudio il percorso di Celentano o Morandi che, per lanciare i loro dischi, hanno accettato di fare tv? «Me lo chiedono ogni tanto. Solo che mi pare che la tv si sia infilata in una situazione di stallo. Dovrebbe ritrovare orgoglio e qualità, invece è presuntuosa, produce troppo, non si ferma mai (anche il sole ogni tanto tramonta). È ridotta a un videocitofono: basta accendere la telecamera. E questo si scontra con le mie idee e i miei tempi. A volte, attorno a una canzone, lavoro anche due anni». Fonte: "Il Messaggero" ........................... IL NUOVO BAGLIONI: «CANZONI D'AMORE CONTRO OGNI GUERRA» Federico Vacalebre Il disco è finito, anzi no, insomma quasi: «La tecnologia mi permette di rimetterci mano fino all'ultimo momento e io aspetto l'ultimo momento, magari ricanto qualcosa», spiega Claudio Baglioni, noto per la meticolosità maniacale con cui segue i suoi lavori. Il nuovo uscirà verso il 23 maggio, «non prima per evitare che coincida, il 16, col mio compleanno». Cinquantadue anni portati benissimo, anche a prescindere dai «ritocchi adolescenziali» dei megaposter che annunciano il tour negli stadi (Ancona il 14 giugno, Milano il 19, Padova il 23, Firenze il 27, Roma l'1 luglio, Napoli col San Paolo il 5, Catania il 12). Partiamo dal disco: che Baglioni fa? «Un Baglioni più semplice di quello degli anni '90 e di album complessi e magari anche contorti come "Oltre", "Io sono qui" e "Viaggiatore sulla coda del tempo". Questo non è un cd a tema, anzi è così vario che ancora non ho trovato il titolo giusto per rappresentarlo. È un disco di canzoni d'amore». «Con questa faccia che da sempre sta là da parte, con queste braccia che son qua per te aperte, tutta una vita in gioco per quattro spiccioli di eterno... L'uomo della storia accanto sono io, a tutti gli altri ho dato un po' di me: darsi più amore è l'unica speranza»: «Sono io», da oggi nelle radio, comincia come una ballad celtica, ma anche petergabrieliana e poi trova le larghe melodie baglioniane affermandosi come una canzone sull'Ego, singolare e collettivo. «L'"io", dopo l'amore, è l'altro protagonista dell'album. Un "io" individualista ma non egoista, un "io" democratico che si domanda chi siano quelli che parlano col "noi", che strana democrazia sia quella che stiamo vivendo. Non vorrei fare discorsi politici, ma riflettere sull'"io" plurale e sul senso di collettività è al centro di questi giorni sporchi di guerra». La guerra, appunto: «Lassù cantano le colombe della guerra, mentre quaggiù urlano ai crocevia le trombe: tutti a terra, giù... Lassù rullano sorde bombe come squassi, mentre quaggiù le mine sono mute tombe sotto i passi», dice «Requiem», titolo che parla da solo e affiancato da «Per incanto di un amore», che affronta lo stesso argomento. «La mia brava bandiera arcobaleno l'ho sventolata su Internet sabato scorso, giorno dell'ultima grande manifestazione nazionale pacifista, mettendo in rete proprio "Requiem", che parla di tutte le guerre, anche quelle meno "massmediologizzate". L'ultima comunque, non si è fatta mancare niente, nessun orrore. E, non è finita, in Iraq come nelle nostre coscienze. Chi ci comanda, ma anche qualcuno dell'opposizione, non ha ancora capito quanto questo conflitto abbia segnato le coscienze del popolo italiano. C'è di nuovo uno scollamento tra i politici e l'Italia, spero davvero che qualcosa possa cambiare». Un altro mondo è possibile? «Non voglio saltare sul carro movimentista, ma conmincio a credere, o almeno a sperare in questo slogan. Anche perché senza speranza si lascia lo spazio alle armi. Ecco, "Requiem" vede l'umanità come una grande orchestra: se qualcuno lascia tacere il proprio strumento di pace lascia spazio a ben altri e più macabri suoni. Corro di nuovo il rischio di buttarla in politica: capisco ogni posizione, ma non quella di chi deride il movimento pacifista». Veniamo al tour: che Baglioni vedremo? «Il solito megalomane. Scherzo, ma l'allestimento sarà certo imponente, visti anche gli spazi che devo riempire. Col palco centrale, la mia band come sempre affidata alle cure di Paolo Gianolio, che firma con me anche il disco, un'orchestra di 42 elementi, il corpo di ballo del coreografo Luca Tommassini, performer e artisti di strada che arrivano dalla Francia e dall'Est europeo. Ma la novità sta nella volontà di concepire il concerto come un work in progress: in ogni città coinvolgeremo - siamo già in fase avanzata di selezione - danzatori, artisti di strada, studenti delle accademie di Belle Arti e atleti locali, facendoli diventare parte integrante dello show». Altri progetti? «Entro fine anno spero finalmente di laurearmi in architettura, a Roma, Valle Giulia, con una tesi sull'utilizzo per lo spettacolo di spazi e strutture nate per altro scopo. Un argomento che conosco bene». Fonte: "Il Messaggero" ........................... L'AMORE, LA GUERRA «SONO IO: BAGLIONI» di Andrea Spinelli MILANO - Diciamola tutta, Claudio Baglioni ci tiene ai suoi 52 anni portati con nonchalance. Soprattutto ora che ha messo la testa a posto. Settimane fa con quei capelli biondi alla Take That sfoggiati nei manifesti, infatti, Baglioni aveva preso in contropiede mezza Italia, contrapponendola all'altra metà infervorata dalla stravagante svolta giovanilistica. Adesso, eccolo nuovamente nei panni del grigio non domo che tanta parte ha nel cuore della musica italiana; il fine cesellatore di sentimenti che affiora dai solchi di "Sono io", singolo da oggi in tutte le radio ad assaggio del nuovo album nei negozi fra un mese. «Uscirà nella seconda quindicina di maggio, ma non il 16 perché è il giorno del mio compleanno e la troverei una coincidenza disgustosa» ammette il neo-laureando in architettura con una tesi sul recupero e la rivitalizzazione degli spazi per l'intrattenimento. "Sono io" parla di solitudini. «E' un pezzo che ruota attorno al tema dell'identità, delle piccole storie e del loro scorrere parallelo alla grande storia, a volte senza incontrarsi mai, a volte sfiorandosi appena, a volte legandosi per sempre, a volte in un prendersi e lasciarsi senza fine e senza fiato». Altri brani come "Requiem" e "Per incanto di un amore" affrontano invece il tema della guerra. «Sì, ma non necessariamente di questa guerra. "Requiem" m'è venuta lo scorso anno durante il concerto nel cantiere del Petruzzelli. Nonostante fossimo a Bari faceva un freddo tremendo e, osservando i miei musicisti intirizziti, ho letto nei loro occhi la sofferenza che la passione per questo mestiere riesce a far sopportare. Ho pensato che l'umanità, in fondo, è un'enorme orchestra che suona la partitura della vita; qualche strumento ogni tanto s'ammutolisce sopraffatto dal clangore della violenza. Così ho scritto frasi di resistenza come "non siamo riuscito a fermare la morte, ma almeno per un momento abbiamo suonato più forte di lei". "Per incanto e per amore", invece, è una specie di preghiera che parte da una cantata di Bach per coniugare musica occidentale e sonorità orientali». Pacifista? «Credo che sulla questione irachena il mondo abbia perso ancora una volta l'occasione di darsi una direzione. C'è troppo individualismo e troppo poca individualità. Mi commuovo quando vedo le bandiere della pace ai balconi, ma, come diceva Gaber, libertà è partecipazione. Libertà è affrontare i problemi tutti assieme. Noi invece siamo un popolo che non ama gli ostacoli e preferisce aggrapparsi ai miracoli». Che album sta prendendo forma? «In questi anni ho sentito il bisogno di tornare a scrivere in maniera diretta, di gettare un ponte con chi sta dall'altra parte. A differenza degli ultimi tre dischi non sarà un "concept" e quindi non ruoterà attorno ad un'unica storia. Posso assicurare, però, che è l'album più rapido che mi sia mai venuto, visto che l'ho realizzato in appena 6-8 mesi contro i 2-3 anni dei predecessori». Un nuovo punto di partenza? «No, piuttosto d'arrivo visto che pesca in tutti questi miei 35 anni di musica . Se negli anni Settanta ho raccontato i sentimenti di un'adolescenza molto protratta, negli Ottanta mi sono soffermato sulle piccole grandi cose quel quotidiano e nei Novanta ho provato una formidabile attrazione per cose più elaborate. Ora provo a voltare pagina». Un disco d'amore? «Per un certo periodo ho guardato a quella parola con certo imbarazzo, evitandola per quanto possibile. Ora no, questo viaggio alla ricerca di un "io" riconoscibile, che alla fine prevale sul "noi", mi ha spinto a fare un disco che trabocca d'amore». Vero che lo presenterà con uno show smisurato negli stadi? «Gli stadi sono grandi strutture in cui devi fare necessariamente qualcosa di grande. Così ho pensato di portare con me 70-80 performers professionisti, che verranno affiancati in ogni città da 700-1000 giovani artisti selezionati città per città dal coreografo Luca Tommassini e dal regista Pepi Morgia attingendo alle scuole di ballo e di recitazione. Un modo per trasformare gli spettatori in attori e trasferire il mio io in mezzo al loro. Debutteremo ad Ancona il 14 giugno, per poi proseguire il 19 alla volta di Milano, il 23 di Padova, il 27 di Firenze, il 5 luglio di Napoli e il 12 di Catania». E la "cornice"? «Anche dal punto di vista scenografico abbiamo intenzione di lavorare a stretto contatto con le accademie delle belle arti per costruire alcune scene durante lo spettacolo rendendole i set immaginati di una specie di film. Un kolossal di quasi tre ore perché in certe cornici anche la durata diventa contenuto. Alla musica penserà un'orchestra di 42 elementi, oltre ad un gruppo di 6-7 elementi come Paolo Gianolio alla chitarra, Paolo Costa al basso, Danilo Rea al piano. Gli stessi che suonano nel disco, oltre a qualche amico inglese come il batterista Gavin Harrison o l'ex bassista dei Simple Minds John Giblin». Fonte: " Il Resto del Carlino" ........................... CLAUDIO BAGLIONI PRESENTA IL NUOVO ALBUM: TREDICI BRANI PER PARLARE D'AMORE. SHAKIRA INAUGURA STASERA AD ASSAGO LA STAGIONE DEI TOUR «LE MIE CANZONI, PIÙ FORTI DELLA GUERRA» Dal 14 giugno sette date negli stadi, con un mega-palco, 80 musicisti e ballerini, tanti ospiti Un ritorno alla semplicità delle origini, con tredici nuove canzoni d'amore che spaziano da serenate leggerissime a brani in cui è forte l'eco della guerra. Con queste premesse Claudio Baglioni torna con il suo nuovo album, dal titolo ancora top secret, in uscita il 23 maggio. Da oggi invece esce nelle radio «Sono io», prima traccia del cd, da cui prenderà le mosse un tour di sette tappe dall'allestimento colossale. Il tour sarà tra gli eventi della stagione, che viene inaugurata stasera ad Assago dalla colombiana Shakira, nella sua unica data italiana. «L'ansia del finale del distacco dal disco mi colpisce ogni volta, oggi come 35 anni fa», spiega il cantautore romano, parlando dell'album «vero, nei testi e nella musica, senza trucchi e con pochissima elettronica». Dopo la trilogia di dischi di ricerca, partita tredici anni anni fa con il doppio cd «Oltre», continuata con «Io sono qu i» e conclusa nel novembre '99 con «Viaggiatore sulla coda del temp o», Baglioni torna alla freschezza delle origini con canzoni dai testi semplici, diretti, come nel suo stile degli anni '70, per assecondare - dice - «il rinnovato bisogno di genuinità, di verità, per far parlare il cuore più che la mente». L'amore a 360 gradi, individuale ma anche universale, gira intorno all'io. «Un io inteso come una storia, che vive accanto a tante altre storie, che dobbiamo fare incrociare di più» dice. Chiuso il ciclo dei «concept album», il disco racchiude tredici piccoli mondi compiuti, «tredici voglie d'amore: amore per le persone, per il mondo e per le persone del mondo». «Requiem» e «Per incanto e per amore» sono brani suggeriti dal bisogno di pace e di solidarietà. Il primo è un canto contro ogni guerra: partendo dal presupposto che l'umanità è una grande orchestra, «quando qualcuno smette di suonare il suo strumento, smette di far sentire la sua presenza, la sua voce, la sua opinione. Così altri strumenti prendono il sopravvento e sono spesso quelli dai suoni brutti. Finiscono per dominare la disarmonia, la bruttezza, la violenza, la guerra e la morte. È lì che il musicista ha la possibilità, o meglio la responsabilità, di ricominciare a suonare, a dire la sua. Anche se così non può arrestare completamente la morte, può suonare più forte di lei». Più che di un nuovo corso, occorre parlare di un'evoluzione dell'impegno del passato in canzoni come «Ninna nanna» di guerra, « Pace» e «Loro sono là», candidate a fare il loro ingresso in scaletta nei concerti estivi negli stadi (il 14 giugno ad Ancona, il 19 a Milano, il 23 a Padova, il 27 a Firenze; il primo luglio a Roma, il 5 a Napoli e il 12 a Catania). Assieme alle canzoni nuove, saranno riproposti anche alcuni dei più grandi successi, ultimamente relegati nel medley. Per il tour Baglioni annuncia un allestimento imponente, con una scena che occuperà l'intero spazio del campo di calcio: 70-80 presenze fisse (la sua band orfana del tastierista Danilo Rea, una sezione orchestrale di 42 elementi, e il corpo di ballo del coreografo Luca Tommassini) e centinaia di ospiti, integrati nello spettacolo e reclutati di volta in volta con casting locali fra danzatori, atleti e artisti di strada. «Da un magma iniziale - spiega Baglioni - prenderà forma il concerto, che durerà circa tre ore. Anche la scena cambierà nel corso delle serate, con il contributo di allievi delle accademie e di giovani esperti di arti figurative che hanno aderito con entusiasmo al progetto. Alla fine le canzoni faranno da colonna sonora - conclude - a tutto ciò che avviene sulla scena» : l'esatto contrario di quanto accadeva nell'ultimo tour « InCanto, tra pianoforte e voce» Fonte: "Il Giornale di Brescia" ........................... TREDICI NUOVE CANZONI TRA AMORE E GUERRA NELL'ALBUM ANTICIPATO COL SINGOLO «SONO IO» CLAUDIO BAGLIONI TORNA ALLE ORIGINI IL CANTAUTORE FESTEGGIA 35 ANNI DI CARRIERA E PREPARA UN TOUR ROMA - Un ritorno alla semplicità delle origini, con tredici nuove canzoni d'amore che spaziano da serenate leggerissime a brani in cui è forte l'eco della guerra. Con queste premesse Claudio Baglioni torna con il suo nuovo album, dal titolo top secret, in uscita il 23 maggio. Da oggi nelle radio «Sono io», prima traccia del cd, da cui prenderà le mosse un tour dall'allestimento colossale in sette stadi. «L'ansia del finale, del distacco dal disco mi colpisce ogni volta, oggi come 35 anni fa», spiega il cantautore romano, che ha realizzato un album, ancora in lavorazione, «vero, nei testi e nella musica, senza trucchi e con pochissima elettronica». Dopo la trilogia di dischi di ricerca, partita tredici anni fa col doppio cd «Oltre», continuata con «Io sono qui» e conclusa nel novembre '99 con «Viaggiatore sulla coda del tempo», Baglioni torna alla freschezza delle origini con testi semplici, diretti, come nel suo stile degli anni '70, per assecondare - dice - «il rinnovato bisogno di genuinità, di verità, per far parlare il cuore più che la mente». L'amore a 360 gradi, individuale ma anche universale, gira intorno all'io. «Un io inteso come una storia, che vive accanto a tante altre storie, che dobbiamo fare incrociare di più», dice. Chiuso il ciclo dei «concept album», un disco che racchiude tredici piccoli mondi compiuti, «tredici voglie d'amore: amore per le persone, per il mondo e per le persone del mondo». «Requiem» e «Per incanto e per amore» sono due dei brani suggeriti dal bisogno di pace e di solidarietà. Così l'autore racconta ciò che lo ha spinto ad inserire nel disco una canzone come «Requiem», contro ogni guerra. Partendo dal presupposto che l'umanità è una grande orchestra, «quando qualcuno smette di suonare il suo strumento, smette di far sentire la sua presenza, la sua voce, la sua opinione. Così altri strumenti prendono il sopravvento e sono spesso quelli dai suoni brutti. Finiscono per dominare la disarmonia, la bruttezza, la violenza, la guerra e la morte. È lì che il musicista ha la possibilità, o meglio la responsabilità, di ricominciare a suonare, a dire la sua. Anche se così non può arrestare completamente la morte, può suonare più forte di lei». Più che di un nuovo corso, occorre parlare di un'evoluzione dell'impegno del passato di canzoni come «Ninna nanna di guerra», «Pace» e «Loro sono là», candidate infatti a fare il loro ingresso in scaletta nei concerti estivi negli stadi (il 14 giugno ad Ancona, il 19 a Milano, il 23 a Padova, il 27 a Firenze e, a luglio, il primo a Roma, il 5 a Napoli e il 12 a Catania). Ci saranno alcune canzoni nuove (non tutte) e anche alcuni dei più grandi successi, ultimamente relegati in sintesi nel medley. Per il live Baglioni annuncia un allestimento veramente imponente, con una scena che occuperà l'intero spazio del campo di calcio: 70-80 presenze fisse (la sua band orfana del tastierista Danilo Rea, una sezione orchestrale di 42 elementi, e il corpo di ballo del coreografo Luca Tommassini) e centinaia di ospiti, integrati nello spettacolo con modalità sempre nuove e reclutati di volta in volta con casting locali fra danzatori, atleti e artisti di strada. «Da un magma iniziale - spiega Baglioni - prenderà forma il concerto, che durerà circa tre ore. Anche la scena cambierà nel corso delle serate, con il contributo di allievi delle accademie e di giovani esperti di arti figurative che hanno aderito con entusiasmo al progetto. Diciamo che alla fine le canzoni faranno quasi da colonna sonora - conclude - a tutto ciò che avviene sulla scena»: in sintesi l'esatto contrario di quanto accadeva nell'ultimo tour, «InCanto, tra pianoforte e voce». Fonte: "La Gazzetta del Sud" ........................... «SONO IO», IL SINGOLO DI BAGLIONI DA OGGI NELLE RADIO IL BRANO ANTICIPA IL DISCO IN USCITA A MAGGIO ROMA. Un ritorno alla semplicità delle origini, con 13 nuove canzoni d'amore che spaziano da serenate leggerissime a brani in cui è forte l'eco della guerra. Con queste premesse Claudio Baglioni torna con il suo nuovo album, dal titolo top secret, in uscita il 23 maggio. Da oggi nelle radio «Sono io», prima traccia del cd, da cui prenderà le mosse un tour dall'allestimento colossale in sette stadi. «L'ansia del finale, del distacco dal disco mi colpisce ogni volta, oggi come 35 anni fa», spiega il cantautore romano. Baglioni ha realizzato un album, ancora in lavorazione, «vero, nei testi e nella musica, senza trucchi e con pochissima elettronica». Dopo la trilogia di dischi di ricerca, partita 13 anni anni fa con il doppio cd «Oltre», continuata con «Io sono qui» e conclusa nel novembre '99 con «Viaggiatore sulla coda del tempo», Baglioni torna alla freschezza delle origini con canzoni dai testi semplici, diretti, come nel suo stile degli anni '70, per assecondare, dice, «Il rinnovato bisogno di genuinità, di verità, per far parlare il cuore più che la mente».L'amore a 360 gradi, individuale ma anche universale, gira intorno all'io. «Un io inteso come una storia, che vive accanto a tante altre storie, che dobbiamo fare incrociare di più», dice. Chiuso il ciclo dei concept album, un disco che racchiude tredici piccoli mondi compiuti, «tredici voglie d'amore: amore per le persone, per il mondo e per le persone del mondo». «Requiem» e «Per incanto e per amore» sono due dei brani suggeriti dal bisogno di pace e di solidarietà. Così l'autore racconta ciò che lo ha spinto ad inserire nel disco una canzone come «Requiem», contro ogni guerra. Partendo dal presupposto che l'umanità è una grande orchestra, «quando qualcuno smette di suonare il suo strumento, smette di far sentire la sua presenza, la sua voce, la sua opinione. Così altri strumenti prendono il sopravvento e sono spesso quelli dai suoni brutti. Finiscono per dominare la disarmonia, la bruttezza, la violenza, la guerra e la morte. E' lì che il musicista ha la possibilità, o meglio la responsabilità, di ricominciare a suonare, a dire la sua. Anche se così non può arrestare completamente la morte, può suonare più forte di lei». Più che di un nuovo corso, occorre parlare di un'evoluzione dell'impegno del passato di canzoni come «Ninna nanna di guerra», «Pace» e «Loro sono là», candidate infatti a fare il loro ingresso in scaletta nei concerti estivi negli stadi (il 14 giugno ad Ancona, il 19 a Milano, il 23 a Padova, il 27 a Firenze e, a luglio, il primo a Roma, il 5 a Napoli e il 12 a Catania). Ci saranno alcune canzoni nuove (non tutte) e anche alcuni dei più grandi successi, ultimamente relegati in sintesi nel medley. Per il live Baglioni annuncia un allestimento veramente imponente, con una scena che occuperà l'intero spazio del campo di calcio: 70-80 presenze fisse (la sua band orfana del tastierista Danilo Rea, una sezione orchestrale di 42 elementi, e il corpo di ballo del coreografo Luca Tommassini) e centinaia di ospiti, integrati nello spettacolo con modalità sempre nuove e reclutati di volta in volta con casting locali fra danzatori, atleti e artisti di strada. «Da un magma iniziale», spiega Baglioni, «prenderà forma il concerto, che durerà circa tre ore. Anche la scena cambierà nel corso delle serate, con il contributo di allievi delle accademie e di giovani esperti di arti figurative che hanno aderito con entusiasmo al progetto. Diciamo che alla fine le canzoni faranno quasi da colonna sonora - conclude - a tutto ciòche avviene sulla scena»: in sintesi l'esatto contrario di quanto accadeva nell'ultimo giro di concerti «InCanto, tra pianoforte e voce». Fonte: "Il Centro" ........................... Non solo amore: Baglioni, questo piccolo grande pacifista Un grande tour attende il cantautore: tutto negli stadi, sarà spettacolarizzato da imponenti coreografie Un ritorno alla semplicità delle origini, con 13 nuove canzoni d'amore che spaziano da serenate leggerissime a brani in cui è forte l'eco della guerra. Con queste premesse Claudio Baglioni torna con il suo nuovo album, dal titolo Top secret , in uscita il 23 maggio. Da oggi nelle radio Sono io , prima traccia del cd, da cui prenderà le mosse un tour dall'allestimento colossale in 7 stadi. «L'ansia del finale, del distacco dal disco mi colpisce ogni volta, oggi come 35 anni fa», ha spiegato il cantautore romano, che ha realizzato un album, ancora in lavorazione, «vero, nei testi e nella musica, senza trucchi e con pochissima elettronica». Dopo la trilogia di dischi di ricerca, partita 13 anni anni fa con il doppio Oltre , continuata con Io sono qui e conclusa nel '99 conViaggiatore sulla coda del tempo , Baglioni torna alla freschezza delle origini con canzoni dai testi semplici, diretti, come nel suo stile degli anni '70, per assecondare - ha detto - «il rinnovato bisogno di genuinità, di verità, per far parlare il cuore più che la mente». L'amore a 360 gradi, individuale ma anche universale, gira intorno all'io. «Un io inteso come una storia che vive accanto a tante altre storie, che dobbiamo fare incrociare di più», ha detto. Chiuso il ciclo dei «concept album», un disco che racchiude 13 piccoli mondi compiuti, «13 voglie d'amore: amore per le persone, per il mondo e per le persone del mondo». Requiem e Per incanto e per amore sono due dei brani suggeriti dal bisogno di pace e di solidarietà. Così l'autore racconta ciò che lo ha spinto ad inserire nel disco una canzone come Requiem , contro ogni guerra. Partendo dal presupposto che l'umanità è una grande orchestra, «quando qualcuno smette di suonare il suo strumento, smette di far sentire la sua presenza, la sua voce, la sua opinione. Così altri strumenti prendono il sopravvento e sono spesso quelli dai suoni brutti. Finiscono per dominare la disarmonia, la bruttezza, la violenza, la guerra e la morte. È lì che il musicista ha la possibilità e la responsabilità di ricominciare a suonare e dire la sua. Anche se non può arrestare la morte, può suonare più forte di lei». Più che di un nuovo corso, occorre parlare di un' evoluzione dell'impegno del passato di canzoni come Ninna nanna , Pace e Loro sono la , candidate infatti a fare il loro ingresso in scaletta nei concerti estivi negli stadi (il 14 giugno ad Ancona, il 19 a Milano, il 23 a Padova, il 27 a Firenze e, a luglio, il primo a Roma, il 5 a Napoli e il 12 a Catania). Ci saranno alcune canzoni nuove (non tutte) e anche alcuni dei più grandi successi, ultimamente relegati in sintesi nel medley. Per il live Baglioni annuncia un allestimento imponente, con una scena che occuperà l'intero spazio del campo di calcio: 70-80 presenze fisse (la sua band orfana del tastierista Danilo Rea, una sezione orchestrale di 42 elementi, e il corpo di ballo del coreografo Luca Tommassini) e centinaia di ospiti integrati nello spettacolo e reclutati ogni volta con casting locali fra danzatori, atleti e artisti di strada. «Da un magma iniziale - ha spiegato Baglioni - prenderà forma il concerto, che durerà circa 3 ore. Anche la scena cambierà nel corso delle serate, con il contributo di accademie ed esperti di arti figurative. Alla fine le canzoni faranno quasi da colonna sonora a ciò che avviene sulla scena»: l'esatto contrario di quanto accadeva nell'ultimo giro di concerti InCanto, tra pianoforte e voce. Fonte: "L'Eco di Bergamo" ........................... IL NUOVO BAGLIONI "SI CONFESSA" ROMA. Un requiem contro la guerra, una canzone-confessione per mostrare il proprio disorientamento. Sono i primi due assaggi del nuovo album di Claudio Baglioni. Sono io (il primo brano dell'album ancora senza titolo) sarà da oggi in tutte le radio italiane: una ballata acustica nel classico stile di Baglioni. "L'album ruota intorno al concetto "ricomincio da me" - spiega Baglioni -. Dopo tre dischi molto complessi, introspettivi e un po' difficili, sentivo il bisogno di trovare un linguaggio più diretto e comunicativo, di evitare marchingegni letterari o poetici. E anche Sono io cerca di evidenziare il bisogno di ritrovare l'identità di ognuno e la storia individuale che è degna di appartenere alla grande storia del mondo". La canzone è una confessione a una donna, a un figlio ("io ad un figlio non ho dato tutto", canta Baglioni), a se stesso ("ho dato paradiso e inferno... la vita in gioco per quattro spiccioli di eterno") e a tutti gli altri di non sapere cosa è stato dato e tolto e un ritornello pronto ad entrare nei cori da stadio: "Con questa faccia che sta sempre lì da parte, con queste braccia che per te son qui aperte, chiedo perdono se non so chi sono io" e una conclusione con il coro "darsi più amore è l'unica speranza". Fonte: "Il Giornale di Sicilia" ........................... IN ATTESA DEL NUOVO ALBUM, IL MUSICISTA PRESENTA IL TOUR CHE DAL 14 GIUGNO LO PORTERÀ IN SETTE STADI ITALIANI «NON FUGGO PIÙ, È FINITO IL BAGLIONI INQUIETO» Il cantautore: comincio dalla riconciliazione con me stesso e da un Requiem contro la guerra di Mario Luttazzi Fegiz MILANO - «Sono qui, controlli pure, non sono biondo o platinato», esordisce Claudio Baglioni, 52 anni il 16 maggio. Scattiamo una foto digitale e, come per incanto, nello schermino i capelli sale e pepe sembrano biondo platino. «Ha visto, i capelli prendono il giallo dell'illuminazione». Chiarito il dettaglio del look (la capigliatura dei manifesti murali e stata infatti scurita dopo che in molti si erano stupiti, cambiando illuminazione) Baglioni racconta il suo ritorno discografico e sulla scena (il tour partirà il 14 giugno da Ancona e sarà a Milano il 19, a Padova il 23, a Firenze il 27, a Roma il 1° luglio, a Napoli il 5 e a Catania il 12). Intanto passerà la Pasqua a Milano, in sala d'incisione. La data di consegna del nuovo album, annunciato per maggio, è incerta, come il titolo. Certo invece il primo singolo intitolato «Sono io» da oggi nelle radio. Anche stavolta parole e musica pianificate secondo una precisa architettura? «Già, l'architettura. Lo sa che alla fine dell'anno mi laureo con una tesi sull'utilizzo degli spazi per l'intrattenimento? Io sono solo geometra e ho sofferto molto di questo. Ma nella zona periferica dove abitavo non c'erano licei. Poi mi sono iscritto ad architettura negli anni in cui si piangeva molto per via dei lacrimogeni, a Valle Giulia, dove ha sede la facoltà. Sono 25 anni che pago le tasse universitarie e finalmente.». Torniamo all'architettura della canzone. «Suoni, parole incastri. Tutto deve essere in ordine, definitivo. Sono maniacale. Io non lascio mai in disordine neanche le camere d'albergo, così che nessuno abbia un pretesto per toccare i miei oggetti o i miei abiti». La canzone dura oltre cinque minuti. La solita paura di non aver detto tutto? «E' la costante del mio lavoro e della mia vita. Ma stavolta meno del solito. Ci si abitua al silenzio, all'incompletezza, alla magia indeterminata della musica, alla semplicità di una singola storia che si incrocia con altre. "Ti voglio bene" a una donna e "mi manchi" ha un amico hanno più senso di tante puntigliose analisi». Questo «io» ricorrente della canzone che cosa significa? «Fiducia nella vita, scoperta che questi tanti "io" sono più importanti di un "noi", di una maggioranza che spesso pensa di avere ragione per forza». Varie fasi nella sua carriera artistica, la sentimental-descrittiva, quella più ermetica e introspettiva. E adesso? «Passato dalla condizione di chi scappa e non vuol essere in nessun posto (nemmeno Altrove, perché anche quello è un posto), a quella chi torna per stare in un posto fisso col piacere di essere reperibile. Una fase meno inquieta.» Sicuro? «No. C'è sempre l'inquietudine della vigilia, la voglia di superarsi. Ma un amico mi ha detto: smettila di mettere l'asticella sempre più in alto». L'album si conclude con una canzone sinfonica dai toni religiosi intitolata «Requiem»... «E il contrario di "io". Stavolta è. "noi". Io immagino l'umanità come una grande orchestra che suona ogni giorno una partitura differente. Qualcuno suona sempre meno e sempre peggio o delega ad altri il proprio ruolo. Prevalgono così i suoni grossi, brutti, della morte, della guerra, della sopraffazione dell'ingiustizia. E' una chiamata non alle armi, ma agli strumenti, affinché torni la fierezza dell'uomo-orchestrale. Anche se non fermeremo la morte suoneremo più forte di lei». E lo show? «Sette stadi per un concerto. non concertato. Un'orchestra di 42 elementi e un balletto di 80 persone. Coinvolgimento e improvvisazioni città per città con realtà artistiche (comprese le installazioni scenografiche) o sportive organizzate. Partendo da un concetto: si dice che non ci sono spazi per la musica, in realtà spesso non c'è musica per certi spazi. E' la musica che si deve adattare alla situazione e non viceversa». Fonte: "Il Corriere della Sera" ........................... DA OGGI NELLE RADIO IL NUOVISSIMO BAGLIONI S'intitola "Sono io" il singolo di Claudio Baglioni che verrà trasmesso da oggi dalle radio e che anticipa il nuovo album, in uscita a metà maggio, il cui titolo è ancora top secret. Il tour negli stadi partirà il 14 giugno da Ancona, poi il 19 a Milano, il 23 a Padova, il 27 a Firenze. Fonte: "Alto Adige" - Bolzano e Trento ........................... MUSICA-L'ALBUM ATTESO A FINE MAGGIO, DA OGGI IN RADIO LA PRIMA CANZONE «RICOMINCIO DA ME» BAGLIONI TRA L'«IO», L'AMORE E LE FERITE DELLA GUERRA di Paride Sannelli MILANO - In un mondo di esistenze parallele, che spesso solo casualmente trovano il loro punto d'incontro, Claudio Baglioni cerca uno spazio tutto su sussurrando all'orecchio delle anime sole «quello della storia accanto sono io». Avviene tra i solchi di Sono io, il singolo da oggi nelle radio ad assaggio del nuovo album previsto per la fine di maggio. «Un disco in cui ricomincio da me», spiega il cantautore romano, anticipando spirito e contenuti di quello che sembra reclamare fin da ora un posto fra i suoi lavori più sentimentali. «C'è stato un periodo in cui ho guardato alla parola 'amore' quasi con imbarazzo, limitandone al massimo l'utilizzo. Ora no, questo viaggio alla ricerca di un 'io' che sappia prevalere sul 'noi' mi ha spinto a fare un cd che trabocca di sentimento. Un lavoro con cui apro un nuovo ciclo. Non si tratta di una ripartenza quanto piuttosto di un arrivo, visto che attraversa di fatto tutti questi miei 35 anni di onorata carriera. Prova ne sia che ad inciderlo mi sono bastati 6-8 mesi contro i 2-3 anni degli altri». Requiem e Per incanto di un amore carezzano i sentimenti feriti dalla guerra. «L'idea di comporre un pezzo maestoso e ottocentesco come Requiem m'è venuta lo scorso anno durante il concerto barese nel cantiere del Petruzzelli. Faceva un freddo tremendo e, osservando i miei musicisti intirizziti, ho letto nei loro occhi la sofferenza che l'amore per questo mestiere riesce a far sopportare. Ho pensato che l'umanità, in fondo, è un'enorme orchestra che suona la partitura della vita; qualche strumento ogni tanto s'ammutolisce e al suo posto allora echeggiano sopraffazione e violenza. Così ho scritto frasi come 'non siamo riusciti a fermare la morte, ma almeno per un momento abbiamo suonato più forte di lei'. Per incanto e per amore, invece, è una specie di preghiera che parte da una cantata di Bach per coniugare musica occidentale e sonorità orientali. Credo che sulla questione irachena il mondo abbia perso ancora una volta l'occasione di darsi una direzione. C'è troppo individualismo e troppo poca individualità. Manca una guida. E il viaggio nella nuova era è ancora là da cominciare. Mi commuovo quando alzo gli occhi e vedo le bandiere della pace al balcone, ma, come diceva Gaber, liberà è partecipazione. Libertà è superare i problemi assieme. Noi invece siamo un popolo che non ama molto gli ostacoli, perchè preferisce sperare nei miracoli». L'album - il titolo è ancora top secret - arriverà nei negozi alla vigilia del tour negli stadi che vedrà l'idolo di E tu debuttare il 14 giugno ad Ancona per poi proseguire il 19 alla volta di Milano, il 23 di Padova, il 27 di Firenze, 5 luglio di Napoli e il 12 di Catania. «Mi piacerebbe fare i concerti nei campi che ci sono all'estero, dove non esistono recinzioni, vetrate, fossati, ma in Italia questo abbiamo e con questo dobbiamo fare i conti - conclude - Gli stadi sono grandi strutture in cui devi fare necessariamente qualcosa di grande; così ho pensato di far salire sulla nostra carovana 70-80 performers professionisti, cui affiancare in ogni città 700-1000 giovani artisti selezionati localmente dal coreografo Luca Tommassini e dal regista Pepi Morgia attingendo alle scuole di ballo e di recitazione. Anche dal punto di vista scenografico abbiamo intenzione di lavorare a stretto contatto con le accademie delle belle arti per costruire e decostruire alcune scene durante lo spettacolo rendendole i set di un immaginario film musicale. Un kolossal di quasi tre ore perchè la gente se l'aspetta e perché in certi contesti anche la durata diventa contenuto. In scena avrò un'orchestra di 42 elementi, oltre ad un gruppo di 6-7 vecchi compagni di strada come Paolo Gianolio alla chitarra, Paolo Costa al basso, Danilo Rea al piano. Gli stessi che suonano nel disco, assieme a qualche amico inglese come il batterista Gavin Harrison o l'ex bassista dei Simple Minds John Giblin». Fonte: "La Gazzetta di Parma" ........................... "Premio Città di Recanati": otto finalisti per la canzone d'autore di Paola Pasquarelli ROMA - Nella commissione artistica c'è sempre lui, Claudio Baglioni. E da 14 anni la canzone d'autore abita qui: il Premio Città di Recanati è il palcoscenico dove si fa musica e alla musica viene offerta una presentazione unica. Lo dimostrano le oltre 200.000 telefonate giunte a Radio 1 Rai e i migliaia di voti raccolti da Radiocorriere Tv e Internet, grazie ai quali anche quest'anno otto finalisti si contenderanno il riconoscimento durante le tre serate conclusive condotte da Massimo Cotto (ma si fa il nome anche di Raffaella Carrà), che Radio 1 Rai trasmetterà in diretta. Eccoli: Elora, Nitti & Agnello (nella foto), autori di una canzone che ripercorre il dramma dei due complici assassini Erika e Omar, Stefano Testa, Acustimantico, Povia, Maria Laura Tessarin, Quarta parete, Claudia Fofi. Quattro di loro si esibiranno a Recanati giovedì 8 maggio e quattro venerdì 9; i due più votati si contenderanno l'assegnazione della borsa di studio (20.000,00 Euro) e della targa della critica nella serata finale di sabato, 10 maggio. «Se c'è un pubblico per la canzone d'autore si faccia avanti, dissi la bellezza di 14 anni fa. Ora questo pubblico è presente e numeroso. D'altronde la canzone seria - commenta Piero Cesanelli, direttore artistico del Premio - non deve necessariamente tediare, come qualcuno erroneamente ritiene, bensì accendere il cuore e la mente di chi l'ascolta». E non solo. Deve essere presentata in modo originale. Ciascuno avrà a disposizione due brani e, se vorrà, potrà spiegare al pubblico il suo lavoro. «E' proprio questo il tratto distintivo del Premio Città di Recanati - spiega il vicesindaco Alessandro Mancinelli - obbiettivo che questa amministrazione, con un grosso sforzo economico, si è sempre impegnata a sostenere». E lo spettacolo? Cesanelli ha riscritto le regole del palco, per creare dei piccoli set, come quello dedicato alle "Parole e canzoni dal fronte", interpretato da inviati di guerra, come Ennio Remondino e Mimmo Candito e Anna Oxa; o quello ideato in ricordo dello scrittore francese Georges Simenon. Al centro un ospite d'eccezione: Solomon Burke, ultimo grande padre del rhythm&blues. Fonte: "Il Resto del Carlino" ........................... IL CASO. Il duo Nitti & Agnello UNA CANZONE SU ERIKA ED È POLEMICA AL «PREMIO RECANATI» Le finali nelle Marche dall'8 al 10 maggio. In gara anche la band barese dei «Quarta Parete» ROMA «Erika aveva occhi grandi e dentro sguardi che non ti fanno vedere alla tv e su quei giornali importanti dove si inventano anche le storie vere»: è un verso tratto da Un giorno di ordinaria follia, canzone sulla protagonista del delitto di Novi Ligure, firmata e interpretata dal duo genovese Nitti & Agnello, fra gli otto finalisti del Premio Recanati. Un brano che è stato al centro di alcune polemiche perché letto come una difesa di Erika. «Non sei diversa dal mondo - prosegue il pezzo - ma che importanza ha, quello che arriva sarà un lungo inverno e dopo si vedrà. Condanniamola adesso condanniamola in fretta, che il suo dolore ci fa paura...». E poi: «... vorrei incontrarti a cena stasera per regalarti un bacio e una carezza e poi vent'anni di galera, che tra vent'anni avrai già un'altra faccia...». «La frase "non sei diversa dal mondo" - spiegano gli autori - non è una giustificazione. Il delitto di Novi Ligure ci ha travolti e abbiamo voluto raccontare il nostro stato d'animo, il disagio nel vedere come una persona così giovane, apparentemente indifesa, sia stata capace di fare un atto così terribile». Per Nitti & Agnello, che nel '98 hanno partecipato al festival di Sanremo tra le nuove proposte, lo scandalo nato attorno al brano «è dovuto a un equivoco, a un ascolto disattento del testo. Non c'è nessuna condanna né giustificazione. È una canzone che parla della nostra società». E a chi avanza il sospetto di aver scelto proprio questo brano, che tra l'altro è stato votato da 38 mila ascoltatori di Radio1, per avere qualche chance in più di vincere a Recanati, rispondono: «La canzone non è nata per Recanati, è nata perché doveva nascere. E poi al Premio presenteremo due brani, verremo giudicati nel complesso del nostro lavoro». La XIV edizione del Premio Recanati si svolgerà l'8, 9 e 10 maggio nella cittadina marchigiana, e sarà trasmessa in diretta su Radio1. Per il terzo anno consecutivo le tre serate saranno condotte da Massimo Cotto. Secondo indiscrezioni, ad affiancarlo potrebbero esserci l'attrice Vanessa Incontrada e la regina dello show-tv nazional-popolare, Raffaella Carrà. Moltissimi i voti giunti nella fase polimediale del concorso che ogni anno promuove le nuove tendenze della canzone popolare e d'autore. Nel corso delle serate finali si esibiranno gli otto finalisti: Elora, Nitti & Agnello, Stefano Testa, Acustimantico, Povia, Maria Laura Tessarin, i baresi Quarta Parete e Claudia Fofi. Il primo premio (una borsa di studio di 20 mila euro) sarà assegnato dal pubblico di Recanati, dal voto telefonico dei radioascoltatori e dalle indicazioni di una giuria di giornalisti presenti in sala. Il comitato artistico del Premio Recanati è composto da Claudio Baglioni, Edoardo Bennato, Carmen Consoli, Cristina Donà, Max Gazzè, Jolanda Insana, Vivian Lamarque, Dacia Maraini, Alda Merini, Gianna Nannini, Gino Paoli, Piero Pelù, Fernanda Pivano, Vasco Rossi e Subsonica. Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno" ........................... PREMIO RECANATI, UNA CANZONE SU ERIKA E OMAR di Fabrizio Zampa ROMA - E' una splendida rassegna che da 14 anni va avanti con successo e con ottimi risultati, durante le selezioni dell'edizione 2003 andate in onda su RadioRai 1 sono arrivate ben 200 mila telefonate (tutte da telefoni fissi, niente cellulari) e sul sito Internet della manifestazione si è scatenata una valanga di clic, eppure quest'anno la vera spinta al Premio Recanati, sottotitolo Nuove tendenze della canzone popolare e d'autore, è venuta dalle polemiche esplose quando qualcuno si è accorto che Un giorno di ordinaria follia, l'ottimo brano scritto e presentato da Fabrizio Nitti e Paolo Agnello, due cantautori genovesi che fanno parte degli otto vincitori di quest'anno, raccontava la storia di Erika e Omar, i due ragazzi di Genova che hanno ucciso la madre e il fratello di lei. §Sono cose che succedono, certo, ma è un peccato perché si finisce per parlare più delle polemiche che non del Premio e dei suoi veri protagonisti, cioè la musica, la parola e la voce. Partito nell'89 da un'idea di Piero Cesanelli («Se c'è un pubblico per la canzone d'autore si faccia avanti») il Premio Recanati dall'8 al 10 maggio proporrà in tre serate, trasmesse in diretta da Radiorai e registrate per la tv, le performance dei vincitori del concorso (che dura mesi ed ha un comitato artistico formato da gente come Baglioni, Carmen Consoli, Fernanda Pivano, Vasco Rossi, Piero Pelù, Alda Merini) e di altri personaggi musicali e non. Vedremo dagli Avion Travel ai Negrita, da Lawrence Ferlinghetti a Anna Oxa, da tanti poeti a Miranda Martino che ricorderà George Simenon, da Angelo Branduardi al pittore Silvio Monti, dal grande papà del rhythm & blues Solomon Burke a un ricordo della poetessa Amelia Rosselli. Condotto da Massimo Cotto e per la radio da Ernesto Bassignano, appoggiato dall'Università di Camerino, il Premio dà ai giovani vincitori «la stessa dignità degli ospiti più illustri», pubblica il loro album nella collana Sconfini (in vendita nelle edicole) e difende con ogni mezzo la canzone di qualità. «In un'epoca avara di buona musica è bello vedere che ci sono ancora sacche di resistenza», sorride Bassignano. Ha ragione, è proprio bello. Fonte: "Il Messaggero" ........................... --------------------------------------------------------------------------------------- STUDIATE CON EASY, la divisione a basso costo di CEPU! Con una modalità di frequenza comoda e pratica, Easy si propone di avvicinare tutti gli studenti a una struttura collaudata come Cepu, per offrire loro un aiuto concreto ed efficace per le diverse esigenze formative. 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